La realtà virtuale nell’elaborazione del lutto

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Jang, una giovane donna coreana, attende carica di tensione di rivedere sua figlia.
Per anni ha atteso quel momento, durante i quali ha dovuto sopportare un dolore indicibile.
E’ la sofferenza della perdita, quella che ci attanaglia quando perdiamo qualcuno che amiamo.

Sua figlia, Nayeon, è morta a soli sette anni a causa di una grave forma di leucemia. 

Le viene fatto indossare un elmetto per la realtà virtuale, insieme ad altri sensori che le permetteranno di muoversi all’interno di uno scenario computerizzato. Alle sue spalle si erge un enorme muro verde che permetterà agli altri di vedere quello che vede lei. 

Ci siamo quasi, ormai manca pochissimo.

L’equipe di sviluppatori avvia la simulazione e nel giro di pochi secondi Jang si ritrova in uno splendido giardino fatto di erba fresca che cresce sotto un cielo limpido. Una figura minuta le corre incontro saltellando allegramente. Jang scoppia in lacrime, mentre riabbraccia sua figlia per l’ultima volta.

Giusto qualche settimana fa ha spopolato in rete un video tratto dal documentario coreano “I met You”, dove si vede una giovane madre riunirsi dopo una lunga attesa alla copia virtuale della figlia, scomparsa pochi anni prima a causa di una grave malattia. Questo breve filmato ha suscitato accese discussioni sui risvolti etici e ovviamente non tutti l’hanno giudicato in maniera positiva, paragonandolo ad un episodio di Black Mirror (si tratta di “Be right back”, 2×01)

La domanda che tutti si sono posti è: tutto questo è giusto o sbagliato?

Per iniziare a ragionare sulla questione, dobbiamo per forza domandarci in primo luogo che cos’è il lutto e a questo proposito ci viene in aiuto la definizione di Galimberti, il quale lo definisce come:

“uno stato psicologico conseguente alla perdita di un oggetto significativo, che ha fatto parte integrante dell’esistenza. La perdita può essere di un oggetto esterno, come la morte di una persona, la separazione geografica, l’abbandono di un luogo, o interno, come il chiudersi di una prospettiva, la perdita della propria immagine sociale, un fallimento personale e simili”

(Galimberti, 1999, 617).

Ognuno vive il lutto in maniera diversa ma secondo lo psicologo John Bowlby possono essere distinte le seguenti fasi:

  1. Una fase di incredulità e di rifiuto dell’evento stesso, con frequenti crisi di rabbia e di dolore. Tipicamente questa fase dura alcuni giorni ma può ripresentarsi episodicamente anche in seguito. 
  2. Intenso desiderio di rivedere la persona scomparsa, in alcuni casi ci comportiamo come se fosse ancora viva. Questo stadio può durare alcuni mesi o anni.
  3. La realtà della perdita comincia ad essere accettata e si può vivere un senso di disperazione o di apatia, avvertendo una mancanza di significato nella propria vita.
  4. Ritrovamento dell’equilibrio, ritorno alla propria vita e graduale diminuzione del dolore. Si vive il ricordo della persona scomparsa con un misto di gioia e tristezza, imparando a custodirlo dentro di sé.

Il percorso di elaborazione del lutto è certamente fatto di tappe comuni a tutti quanti, ciononostante ognuno di noi vive questo processo in modo del tutto soggettivo, arrivando ad accettare la perdita della persona a modo suo. Ne consegue qualcosa di molto importante, ovvero che non esistono reazioni normali e obbligatorie al fine dell’accettazione

La realtà virtuale può diventare uno strumento di supporto nell’elaborazione del lutto, soprattutto per quanto riguarda la cura di casi patologici*. Sicuramente non tutti ne avranno necessità ma può risultare molto utile per alcuni pazienti.

Ritornando alla famosa clip tratta da I Met You di cui abbiamo parlato all’inizio, possiamo finalmente iniziare a comprendere come la riconciliazione di Jang con la figlia virtuale possa essere stato in quel caso l’esperienza più utile e funzionale per un’adeguata elaborazione del lutto. Non è con le persone defunte che abbiamo bisogno di riconciliarci ma con il loro ricordo che portiamo dentro di noi. Quella simulazione computerizzata può essere stata l’esperienza che ha consentito a Jang di fare pace con se stessa, accettando la scomparsa della figlia per lasciarla andare una volta per tutte.

Quando viviamo un lutto, sono le relazioni e i ricordi che dobbiamo portare con noi, accettando il fatto che la persona fisica ormai non fa più parte della nostra vita.

https://youtu.be/uflTK8c4w0c
 

* si veda ad esempio Botella, Osma e Palacios 2008

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