La didattica a distanza ai tempi del COVID-19

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn

Il Ministero dell’Istruzione e di Formazione, con la nota del 17 marzo 2020 Emergenza sanitaria da nuovo Coronavirus. Prime indicazioni operative per le attività didattiche a distanza fornisce linee guida agli insegnanti al fine di creare percorsi didattici efficienti, tenendo in considerazione l’emergenza sanitaria che ha colpito direttamente o indirettamente tutti noi. Con didattica a distanza si intende l’insieme delle attività formative che è possibile svolgere senza la presenza fisica di docenti e alunni nello stesso luogo. Per saperne di più 

Perciò, un lavoro di squadra tra alunni e docenti è imprescindibile: da una parte è necessario che i docenti modifichino le modalità di insegnamento utilizzando un approccio innovativo con piattaforme digitali quali Zoom, Google Classroom e Google Meet. D’altra parte, gli studenti avendo a che fare con una nuova tipologia di fruizione della didattica e dello studio, sono tenuti ad una responsabilità ed impegno differenti, in quanto dotati di molta più autonomia nell’apprendimento di competenze e conoscenze.

Ma veniamo alla questione cardine: quali sono le principali novità della didattica a distanza? Prendiamo in esame una tipica lezione di un bambino o di un’adolescente. Prima di tutto deve possedere una specifica strumentazione: addio a gessetti e lavagne, diamo spazio a computer, tablet e una buona connessione Internet. Per partecipare alla lezione non è necessario recarsi a scuola, ma si può accedere da qualsiasi luogo con un semplice click ad un link preventivamente istituito. Ad esempio, Google Meet permette di avviare una riunione o una lezione che può ospitare fino a 250 partecipanti all’interno di un dominio. E’ compatibile con tutti i dispositivi, gratuito, offre l’occasione di condividere il proprio schermo, inviare nella chat file e messaggi ai partecipanti. Emerge, quindi, che la didattica a distanza offre numerose possibilità in termini di multimedialità, potenziamento di abilità informatiche, acquisizione di nuove strategie e terminologie che ormai fanno parte della nostra quotidianità. Tuttavia, questa pluralità di stimoli richiede importanti risorse sottoforma di tempo e fatica impiegati nel processo di apprendimento, considerando anche una maggiore probabilità di distrazione data dai vincoli spazio-temporali dell’insegnamento.

Relativamente alla questione del rapporto tra insegnanti e alunni, i cambiamenti fondamentali riguardano la maniera con la quale avviene l’interazione stessa: il contatto è mediato da uno schermo e nel caso in cui la telecamera e il microfono dello studente fossero spenti, l’insegnante non riuscirebbe a monitorare la sua effettiva partecipazione. Inoltre, è diverso anche la relazione tra i compagni: sono quasi del tutto assenti le dinamiche del gruppo classe. Mancano gli elementi essenziali per una comunicazione efficiente ovvero gesti, sguardi e postura del corpo, che non possono essere compensati online. Lo studente spesso, non potendo scambiare una chiacchiera con il vicino di banco, interviene alla lezione rivolgendosi esclusivamente al docente attivando il microfono per parlare. Una discussione collettiva, per questa motivazione, risulta pertanto complicata. Un altro cambiamento concerne l’impatto delle prove (interrogazioni, verifiche, esami) dal punto di vista socio-emotivo: se trovarsi in un ambiente familiare come casa propria risulta più rassicurante per alcuni studenti, allo stesso tempo affrontare una prova con una telecamera puntata in viso con tutta la classe che osserva e ascolta potrebbe non essere piacevole.

 

Infine, anche con una pandemia globale in corso non mancano gli incidenti critici della didattica a distanza che ci fanno sorridere: connessione che salta improvvisamente, lezioni in pigiama,  microfoni accesi in momenti inopportuni, metodi alternativi per copiare ad un compito… chi l’avrebbe mai detto? Insegnanti, alunni e genitori possono condividere una didattica a distanza, superare le barriere fisiche ed essere partecipi di un mutamento storico culturale, che potrebbe farci sentire più connessi e meno distanti.

 

More to explorer

Portiamo i videogiochi nelle scuole elementari come attività di prevenzione

Portare i videogiochi a scuola? Sarebbe impensabile, ma proporre un corso di educazione e prevenzione per il comportamento di utilizzo è un altro discorso. Anzi, molte scuole richiedono questo nostro servizio (che puoi approfondire qui) per prevenire possibile problematiche d’insorgenza in

Cina: non è un paese per gamer

Fa rumore la notizia appena riportata dai giornali italiani e pubblicata di recente dalle testate internazionali del coprifuoco indotto dal Governo cinese per i videogiocatori minorenni. Tra i commenti e i vari giornalisti si può notare come vi siano due

Il PEGI diventa legge? Facciamo chiarezza.

Tra la tarda serata di ieri e la mattinata di oggi diverse testate giornalistiche videoludiche (noi compresi) hanno riportato la notizia secondo cui il sistema PEGI (per saperne di più sul PEGI, clicca qui) sarebbe diventato a breve legge. AESVI

Scrivi un commento

Questo sito utilizza i cookies per migliorare l'esperienza d'uso dell'utente. Proseguendo nella navigazione dichiari di aver letto e accettato i termini e le condizioni di utilizzo, per maggiori informazioni a riguardo clicca

QUI