Psicologia digitale: tra psicologia e nuove tecnologie

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psicologia digitaleImmaginate questa scena: è mattina, la sveglia suona, la spegnete e controllate una notifica Whatsapp. Vi alzate e il telefono suona di nuovo, guardate il messaggio e rispondete.

Andate a lavare la faccia e iniziate a preparare la colazione. Aspettando che il caffè salga date una scrollata alla home di Facebook, così, tanto per fare.

Mentre lo bevete leggete le notizie, appare una notifica sull’app di Instagram, la guardate, però ci sono nuovi post, li controllate distrattamente scrollando la home.

Mettete like ad un post che cattura la vostra attenzione per l’immagine, però stavate controllando le notizie giusto?

Allora tornate sul sito che stavate leggendo prima. Arriva una mail, dovete rispondere però il caffe cosi si fredda, allora date sfoggio delle vostre migliori abilità di multitasking facendo le due cose insieme.

Quante cose avete già fatto con il cellulare da quando siete svegli. E non vi siete ancora tolti il pigiama.

Altra scena: state camminando, avete il cellulare in tasca, quando quello vibra voi lo estraete e controllate… per poi scoprire tristemente che non ci sono messaggi, mail, notifiche, niente.

Ve lo siete immaginato gusto? Beh non proprio, quello che avete esperito si chiama sindrome da vibrazione fantasma o sindrome dello squillo fantasma e consiste in un’allucinazione tattile poiché il cervello percepisce una sensazione che non è effettivamente presente.

Si manifesta anche sporadicamente in brevi episodi tranquilli, non siete impazziti.

Sicuramente anche a voi sarà capitato di ritrovarvi in una situazione di questo genere, forse non così estremizzata, ma se una di queste due scene vi sembra anche solo vagamente familiare allora pensate a come la vostra (nostra) vita sia cambiata così tanto in così poco tempo. Già, vi dico questo perché poco più di 10 anni fa non esisteva Facebook sullo smartphone. E nemmeno Whatsapp. Io la vita ai tempi degli SMS quasi non me la ricordo… e voi?

psicologia digitale

Cyberpsicologia e cyberpsicologo: una definizione

Iniziamo col dire che la cyberpsicologia (o psicologia digitale) non è una nuova scienza, bensì una branca della psicologia che studia il rapporto esistente tra l’essere umano e la tecnologia; in particolare approfondisce le dinamiche che si verificano tramite l’uso di Internet e delle piattaforme di social networking. In sintesi, potremmo definirla come lo studio dell’insieme degli aspetti psicologici legati al rapporto tra l’essere umano e il computer.

Il cyber psicologo, di conseguenza, è quella figura professionale che si occupa di esaminare i comportamenti, i pensieri e le emozioni legate all’utilizzo delle nuove tecnologie, con il fine di comprendere quali sono i processi psicologici alla base di tali fenomeni.

Proprio perché la cyberpsicologia è una branca di una scienza più ampia, il lavoro del cyber psicologo è trasversale; per esempio, può avvalersi della tecnologia nella sua pratica clinica, può occuparsi delle motivazioni che ci spingono a credere alle fake news, può occuparsi di ricerca scientifica, o studiare perché alcuni fenomeni che nascono su instagram riescono a coinvolgono milioni di adolescenti in pochissime ore.

psicologia digitale

Psicologia Digitale: a cosa serve?

Secondo la letteratura scientifica ormai siamo così tanto legati ai nostri dispositivi tecnologici (che fungono da veicoli, anche portatili, per la connessione ad Internet) che passiamo meno di un’ora al giorno lontani più di un metro dal nostro smartphone; passiamo almeno due ore e mezza al giorno attivamente connessi, delle quali circa una è impiegata esclusivamente a “scrollare” le bacheche dei social.

È un fenomeno che riguarda una fascia di individui giovani penserete voi; e invece no, questo è un fenomeno trasversale a tutte le età.

Lo scontro tra psicologi, psichiatri ed educatori di vecchia generazione  e i nuovi nativi digitali, portatori di disfunzioni amplificate dal mondo di internet, ha posto in primo luogo la necessita della nascita di una disciplina psicologica volta allo studio del cosiddetto “uomo informatico”.

Per questo motivo gli psicologi dovrebbero acquisire nuove competenze, avvalendosene in modo costruttivo, ed integrandole con le loro conoscenze tradizionali.

La cyberpsicologia trova spazio in una serie di domini, tra cui l’insieme di dipendenze e di alienazioni dalla realtà causate dall’eccessiva esposizione ai social, che riguardano la gran parte della popolazione.

Il nativo digitale tuttavia porta con sé nuove e diverse strutture cognitive, di relazione e di funzionamento psicologico, la sua mente è in una continua evoluzione che si muove su binari diametralmente differenti rispetto alle vecchie generazioni.

È evidente quindi che questa nuova branca avrà una diffusione sempre maggiore, la psicologia digitale infatti ci aiuta a comprendere i cambiamenti che stiamo vivendo, dandoci strumenti utili per capirli ed analizzarli; due sono le prove a favore di questa tesi.

Le due tesi a favore della psicologia digitale

La prima consiste nel fatto che tra il 19-20 febbraio 2020 si è tenuta la prima edizione italiana della Conferenza sulla Psicologia Digitale, evento dedicato alle applicazioni digitali e tecnologiche in psicologia: tra i temi più interessanti del programma è possibile citare La Realtà Virtuale (applicata al contesto di vari trattamenti psicologici), la E-Therapy, Apprendimento Digitale e molto altro.

La seconda prova che indica il crescente interesse verso la psicologia digitale da parte del mondo accademico è che questa branca inizia a farsi spazio all’interno delle università.

Tra le Facoltà che contemplano la cyberpsicologia nelle materie di studio c’è l’Università di Milano-Bicocca.

LUniversità telematica italiana UniNettuno ha invece dedicato alla cyberpsicologia un intero indirizzo di studi all’interno del dipartimento di Processi cognitivi e tecnologie.

Tra i corsi della Uninettuno possiamo trovare: Psicologia sociale delle relazioni in rete, Psicologia dello sviluppo e tecnologie, Linguaggi dei nuovi media, Processi cognitivi e tecnologie, Rischio e tecnologie digitali, Privacy, diritto e sicurezza informatica.

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Un mondo che cambia

È sufficiente leggere il nome di questi corsi per rendersi conto della pervasività della cyberpsicologia nell’individuo contemporaneo. I nuovi media stanno modificando il linguaggio, le abitudini individuali e sociali, il modo di essere e di ragionare. Stanno cambiando la capacità di memorizzare, l’affettività e l’intuitività, oltre all’estetica.

Esistono nuove sfide alla salute mentale legate a Internet come la dipendenza al cyber sesso e allo stesso tempo nuovi mezzi per il contatto tra pazienti e psicoterapeuti, nonché strumenti informatici utilizzati dagli psicologi a fini terapeutici. Per esempio nuovi sbocchi si sono aperti per patologie come l’anoressia per la gestione del lutto patologico per morte violenta, l’ansia, etc.

Riguardo la psicologia Digitale, c’è anche il nostro master. Trovate il nostro approfondimento qui e il sito del master qui 

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