Ecoansia e negazionismo: il caso di Another Crab Treasure

Facebook
Twitter
LinkedIn

Nonostante il cambiamento climatico sia diventato un fenomeno sempre più tangibile, a causa di numerosi avvenimenti meteorologici terribilmente avversi, il dibattito riguardo questo tema è ancora molto divisivo. Aldilà delle argomentazioni specifiche che vengono supportate da una o dall’altra parte, sicuramente la consapevolezza che questi eventi diventeranno sempre più frequenti può costituire una grande fonte di disagio. Il termine ecoansia si riferisce ad una forte preoccupazione legata all’irrimediabilità delle conseguenze del cambiamento climatico (APA, 2017). Ma cosa si nasconde dietro a chi non accetta questa consapevolezza, fino a negare l’esistenza del fenomeno? Come possiamo mettere in dialogo due frangenti così distinti? Nel nostro articolo vorremmo dimostrare che spesso si tratta anche di come determinati temi vengono presentati. Esistono infatti dei modi per affrontare il tema del cambiamento climatico in maniera divertente ma anche con un certo grado di profondità, partendo dal caso di un videogioco di ruolo sui granchi, ovvero Another Crab Treasure.

Cosa intendiamo per Ecoansia

Tutti sappiamo che esistono dei meccanismi che ci permettono di gestire la risposta negativa ad una minaccia esterna. Normalmente però quando si parla di fenomeni isolati, lo stato di attivazione legato a questo tipo di stimoli dovrebbe essere transitorio, per ritornare ad un livello di base. Questo meccanismo però messo a dura prova se non si tratta di gestire eventi isolati e sconnessi fra loro (Schreiber, 2021). Grazie al progesso scientifico possiamo determinare con estrema accuratezza che ci sia un filo conduttore che collega l’acuirsi di fenomeni climatici avversi, soprattutto nell’ultimo secolo. Purtroppo sembra che il ruolo dell’uomo sia centrale in questo collegamento, soprattutto a causa dello smaltimento scorretto di sostanze tossiche o dannose per l’ambiente. Sebbene ci siano molte iniziative volte a porre rimedio a queste scelte, sembra che ormai l’umanità abbia raggiunto un punto di non ritorno. Possiamo rallentare il decorso di questi avvenimenti e prepararci al meglio per affrontarli, ma quasi sicuramente la situazione continuerà a peggiorare.

Per alcuni il pensiero di essere constantemente minacciati dal cambiamento climatico, unito all’incertezza di cosa succederà e alla responsabilità di essere parte del problema può essere devastante. Secondo la American Psycologists Association sarebbe proprio questa sensazione di disagio costante legato a cambiamenti graduali a lungo termine a portare a sintomi come ansia, rabbia, senso di impotenza o paura (2017). Questa stessa sensazione di disagio è stata definita anche come lutto ecologico, ovvero la sensazione di disagio che si prova nel vedere il proprio ecosistema cambiare irrimediabilmente (Cunsolo, 2018) e solastalgia, ovvero la sensazione di nostalgia di casa provata quando si è ancora a casa, legata ad un suo cambiamento drastico e totalizzante (Albrecht, 2005). Per quanto sia importante affrontare questo tema, è importante che non diventi un fardello per chi decide di interessarsi.

Negazionismo climatico

Più grande e più prolungata è l’esposizione ad una fonte di stress, peggiore sarà la nostra capacità di risposta e adattamento, non solo nell’immediato ma anche a lungo termine (Crews, 2019). Questa definizione implica anche che per poter rispondere adeguatamente ad uno stimolo stressante dobbiamo affrontarlo, fisicamente o psicologicamente. In alcuni casi, pur di proteggere il nostro benessere mentale, decidiamo di sopprimere il nostro disagio rimuovendo quella sensazione. Non tutti sono disposti ad accettare il senso di minaccia imperante e irrimediabile legata al cambiamento climatico. Ancora di più se si tratta di accettare che in parte si tratti anche di una nostra responsabilità e che questo implichi l’esigenza di cambiare il nostro modo di vivere. Per alcuni è più semplice pensare che le cose non stiano peggiorando o che non ci sia nulla di cui preoccuparsi. Anche se in chiave leggermente diversa, il film Don’t Look Up (2021) è un perfetto esempio di negazionismo generalizzato.

Cercando di spezzare una lancia in favore di queste persone, è chiaro anche che non tutta la responsabilità sia attribuibile all’individuo. Mi riferisco al ruolo centrale delle istituzioni che dovrebbero regolare lo smaltimento e penalizzare tutte quelle aziende che hanno un impatto negativo sull’ambiente. Purtroppo sappiamo anche che in alcuni casi questo meccanismo di negazione è stato strumentalizzato per deresponsabilizzare grosse corporazioni e governi dal loro impatto sull’ambiente (Dunlap, 2020). Anche nel caso del supporto di iniziative ambientaliste una grossa parte di responsabilità non é attribuibile al singolo cittadino. Questo ha portato alla creazione di schieramenti opposti e sempre più lontani tra loro riguardo alla questione del cambiamento climatico (Falkenberg, et. al, 2022). Come possiamo evitare che questo argomento sia sempre e solo appannaggio di interessi politici e/o economici? I videogiochi possono stimolare punti di vista diversi, che ci aiutino a pensare fuori dagli schemi e a trovare soluzioni innovative?

Another Crab Treasure

Sicuramente il tema del cambiamento climatico e dei suoi cataclismi è presente in moltissimi giochi. Per coloro che fossero interessati, abbiamo parlato più volte del significato della fine del mondo nei videogiochi, di tutto quello che arriva dopo, e di titoli celeberrimi come Fallout e The Last of Us. Sebbene questi titoli siano in grado di farci riflettere profondamente sul significato delle nostre scelte di oggi sul nostro futuro, rappresentano un filone narrativo molto esplicitamente incentrato sulla fine del mondo. Risulta quindi evidente che chi si approccia a questi titoli può facilmente che si parli di scenari catastrofici ma comunque lontani (si spera). Per quanto capolavori, forse ci spingono a riflettere più sul futuro che sul presente.

Dall’altra parte però ci sono dei titoli che usano una cornice surreale per parlare di qualcosa di estremamente attuale. Vedendo in faccia la realtà di quanto l’essere umano stia cambiando ora il suo mondo è sicuramente di forte impatto, ma non vuol dire che non possa anche essere divertente. In Another Crab Treasure, gioco Soulslike pubblicato da Aggro Crab nel 2024, vestiremo i panni del granchio Kril alle prese con le conseguenze catastrofiche dell’inquinamento. Questo aspetto non si riflette solo sugli ambienti di gioco, ma anche e soprattutto sulle meccaniche e sulla trama. Il nostro protagonista infatti, avendo perso il proprio guscio per le tasse, dovrà utilizzare i vari rifiuti trovati in giro per difendersi. Le stesse microplastiche vengono usate come valuta di gioco. Anche i nemici saranno in grado di sfruttare a loro vantaggio i rifiuti degli umani che infestano il loro ecosistema. Consiglio vivamente di cercare la clip in cui un boss in particolare utilizza un “massaggiatore” come strumento di distruzione.

Cambiare la prospettiva

Per quanto riguarda il trattamento di disturbi di ansia legati al cambiamento climatico (i.e. ecoansia), possiamo dire che per fortuna gli specialisti non si trovano del tutto impreparati. Infatti, molte delle tecniche che vengono utilizzate per affrontare l’ansia riferita ad altri contesti sono applicabili anche in questo caso. Parlare della natura dello stimolo stressante, di cosa sia associato soggettivamente ad esso e imparando attraverso un esposizione controllata a gestire la propria risposta emotiva può aiutare a ridurre i sintomi dell’ecoansia. Verosimilmente questi eventi sono destinati ad aumentare di intensità e frequenza, e che quindi cresceranno allo stesso modo anche le risposte psicologiche avverse. Dall’altra parte, finché i governi non decideranno di intervenire seriamente per regolare in maniera ferrea la gestione dei rifiuti, sarà difficile che delle grosse corporazioni non tendano a distorcere il dibattito sul cambiamento climatico.

Possiamo però dire che anche un piccolo sforzo può portare molto lontano. La capacità di affrontare il tema del cambiamento climatico sotto un’altra luce, in una chiave diversa, può aiutarci a riflettere. Si tratta di sviluppare una capacità di riconoscere che il proprio punto di vista possa essere limitato e soggettivo, e magari sentirsi stimolati ad apprendere maggiori informazioni in merito. Questo aspetto risulta assolutamente cruciale soprattutto nel contesto dell’educazione, specie se si parla di stimolare l’interesse delle nuove generazioni. Nondimeno importanti però sono anche le persone già mature, che devono saper mantenere un certo grado di flessibilità e di apertura mentale di modo da permettere un dibattito costruttivo sul tema.

Considerazioni finali

Che si tratti o meno di cambiamento climatico, i videogiochi rappresentano un pretesto molto immersivo per trattare questo tipo di tematiche divisive. Infatti lo spettatore deve interagire attivamente con lo strumento narrativo. Se poi questo viene fatto in una chiave ironica, è possibile generare interesse anche in chi non si trova d’accordo. Nello specifico, Another Crab Treasure non perde mai l’occasione per scherzare sui temi dei classici RPG ma lo fa sfruttando tutto quello che gli umani hanno scaricato nell’oceano. Rivendendo elementi comuni alla nostra vita di tutti i giorni, il giocatore è inevitabilemente portato a chiedersi “dove finiscono gli oggetti che butto tutti i giorni? chi ne paga le conseguenze?” (a questo proposito è uscito anche un documentario Netlix dal titolo Buy Now).

Probabilmente questo gioco non ha cambiato il mondo, ma mi ha costretto a riflettere su temi molto importanti e attuali. Spero sinceramente che anche altri trovino il tempo e il modo di provarlo e che li faccia riflettere sulle conseguenze dell’inquinamento. Consideratela una lettera d’amore verso l’ennesimo gioco di granchi.

Bibliografia

Albrecht, G. (2016). ‘Solastalgia’ : a new concept in health and identity. Monash University. Journal contribution. https://doi.org/10.4225/03/584f410704696

American Psychological Association. (2017, March 29). Climate change’s toll on mental health [Press release]. https://www.apa.org/news/press/releases/2017/03/climate-mental-health

Falkenberg, M., Galeazzi, A., Torricelli, M., Di Marco, N., Larosa, F., Sas, M., … & Baronchelli, A. (2022). Growing polarization around climate change on social media. Nature Climate Change12(12), 1114-1121.

Dunlap, R. E., & Brulle, R. J. (2020). Sources and amplifiers of climate change denial. Research handbook on communicating climate change, 49-61.

Crews, D. E., et al., Annals of Human Biology , Vol. 46, No. 1, 2019

Cunsolo, A., & Ellis, N. R. (2018). Ecological grief as a mental health response to climate change-related loss. Nature Climate Change, 8(4), 275-281. https://doi.org/10.1038/s41558-018-0092-2

Schreiber, M. (2021, March 1). Addressing climate change concerns in practice. Monitor on Psychology52(2). https://www.apa.org/monitor/2021/03/ce-climate-change

More to explorer

Lascia un commento