Videogiochi e avatar: Il ruolo degli avatar nell’identità digitale

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Chiunque abbia mai giocato ai videogiochi, sa che spesso nell’ambiente virtuale non agisce direttamente il giocatore, ma bensì un avatar, un “alter ego digitale” che ne rappresenta la volontà e la capacità d’azione. Ma come si approccia la nostra mente a questi sostituti digitali? Chi non ha mai creato un avatar? Nei videogiochi, la creazione di personaggi è una pratica comune per interagire con l’ambiente virtuale. Dal semplice scegliere un personaggio in Smash Bros al crearne uno da zero in The Sims, qualsiasi videogioco richiede al giocatore di adottare un avatar per muoversi nel mondo digitale. Tuttavia, la scelta di un personaggio piuttosto che un altro, o la creazione di un avatar con caratteristiche specifiche, non è casuale. Ma come mediamo la creazione e la gestione di questi avatar a livello psicologico?

L’uso degli avatar nei videogiochi

Prima di approfondire l’aspetto psicologico, è importante ricordare che gli avatar non si limitano solo ai videogiochi. Anche piattaforme come WhatsApp o Windows Live Messenger richiedono la scelta di un avatar, ma con funzioni diverse. Questi avatar, detti “relazionali”, servono principalmente per il riconoscimento e la rappresentazione visiva di chi comunica. Al contrario, negli avatar dei videogiochi (detti “agentivi”), l’utente non si limita a essere identificato, ma può agire, comunicare e interagire all’interno del mondo digitale. Questo rende l’uso degli avatar nei videogiochi una forma di espressione molto più complessa e legata a dinamiche di azione e identità.

Compiti di un avatar nei videogiochi

Per capire come la nostra mente si approccia agli avatar nei videogiochi, dobbiamo riflettere sui compiti che questi svolgono per i giocatori. Secondo Argenton e Triberti, autori del libro Psicologia dei videogiochi, un avatar ha due funzioni principali: agire e comunicare per conto del giocatore nella realtà digitale. L’avatar si configura come un’estensione delle capacità d’azione e delle intenzioni del giocatore. Tuttavia, non tutti gli avatar svolgono gli stessi compiti. Esistono due categorie principali: l’avatar alter ego, che ha caratteristiche fisse (come Link in Zelda) e serve a progredire nella storia del gioco, e l’avatar estensione, personalizzabile e modificabile, che può essere costruito a piacimento per esprimere l’identità del giocatore. Nel primo caso, l’avatar è utilizzato per necessità narrative, mentre nel secondo, diventa uno strumento di espressione identitaria.

La costruzione di un alter ego digitale nei videogiochi

Ma come e perché costruiamo determinati tipi di avatar nei videogiochi? Per rispondere, possiamo fare riferimento a due teorie psicologiche: la teoria dell’identità sociale di Tajfel e Turner (1986) e la teoria del sé reale/sé ideale di Higgins (1987). La prima afferma che la nostra identità è composta dal sé personale (caratteristiche individuali) e dal sé sociale (caratteristiche legate al gruppo di appartenenza); la seconda distingue tra il sé reale (ciò che siamo realmente) e il sé ideale (ciò che vorremmo essere). Queste teorie ci aiutano a comprendere come la scelta di un avatar possa essere influenzata sia dal bisogno di rappresentarci in un gruppo sociale, sia dal desiderio di riflettere la nostra immagine reale o ideale. Per esempio, in un gioco fantasy, potrei creare un avatar con poteri magici perché ho sempre sognato di possederli, ma mantenere caratteristiche fisiche simili alle mie, per vivere l’avventura in modo personale. L’avatar può anche trasmettere messaggi sociali, come il desiderio di apparire sicuri o competenti agli occhi degli altri giocatori.

Videogiochi e avatar: un’esplorazione dell’identità

In sostanza, cosa permette alla mente di fare un avatar nei videogiochi? Innanzitutto, consente di esprimere le caratteristiche identitarie che altrimenti, nella vita reale, potrebbero essere difficili da manifestare. Un avatar permette di esplorare fantasie identitarie e ruoli inaccessibili nella vita quotidiana. Vestire i panni di un eroe o di un cattivo in un free world, per esempio, offre la possibilità di fare esperienze significative in un contesto privo di conseguenze reali. Dal punto di vista psicologico, significa assumere ruoli diversi, trarne insegnamenti, e sperimentare in prima persona situazioni che la vita reale non ci consentirebbe di vivere. Negli avatar dei videogiochi, la mente trova uno strumento per esplorare se stessa, esprimersi e vivere esperienze altrimenti impossibili.

 

Bibliografia

https://www.treccani.it/vocabolario/avatar

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