Più difficile è la vittoria, più grande è la felicità nel vincere

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È notizia recente di uno spiacevole commento da parte del direttore del Tg di La7, Enrico Mentana, in merito ad un assembramento effettuato dai tifosi partenopei dopo la vittoria della Coppia Italia.

Questo non è sicuramente il luogo dove discutere sui rischi o meno di effettuare assembramenti, quanto riflettere sulla frase del direttore: «Anche io sarei sceso in strada, il calcio senza festeggiamenti è un gioco da Playstation».

Non siamo nella testa dell’oratore e lo scopo dell’articolo non sarà, dunque, fare un processo alle intenzioni, quanto comprendere la poca conoscenzaper non dire ignoranza in merito al videogioco, vittima ancora di tanti pregiudizi.

Il problema principale di questa frase è che veicola lo stereotipo di attività di serie A e altre di serie B, come se un’attività diversa fosse meno valida rispetto a quella ritenuta di serie A.
Andiamo a scoprire insieme alcuni punti deboli di quest’affermazione.

Esport 

Il festeggiamento non è prerogativa del calcio. Vi sono svariate competizioni esportive – sia in modalità online che in modalità offline – che coronano con importanti festeggiamenti.

Come noto a molti dei nostri lettori, gli esportivi sono definiti professional gamer, in quanto la loro attività ludica non è fine a se stessa ma, bensì, è volta alla competizione. Infatti, i cyberatleti sono regolarmente stipendiati, riconosciuti da enti di promozione sportiva e sponsorizzati da diversi investitori.

Diversi sono i tornei, dunque, dove i tifosi si possono riunire per assistere: possono avvenire a livello nazionale, come la ESL National Champioships, o con stadi pubblici come The International 2018, l’evento di DOTA Pro Circuit, con un Prize Pool di 25 milioni di dollari.

Ad oggi sono veri e propri spettacoli di intrattenimento allo stato puro: stadi  colmi di tifosi  pronti a esultare e a gioire di fronte alle azioni dei player in gioco. Tra i più conosciuti eventi di eSports nel mondo ci sono la Dreamhack, uno dei più grandi festival digitali nel mondo che si sposta sia in Europa che in Nord America; la ESWC, campionato internazionale per professionisti, le cui finali si disputano in Francia. In Italia, per il titolo League of Legends, non possiamo non nominare la Red Bull Factions. Quasi circa un anno fa, precisamente il 28 e 29 giugno 2019, si è tenuta PES LEAGUE 2019, all’Emirates Stadium, in Inghilterra, dove l’Arsenal gioca le sue partite di calcio.

Considerato quest’aspetto, non possiamo che evidenziare come anche il mondo dei “giochi da playstation” sia, come il calcio, accompagnato da eventi di grande portata in cui i tifosi si riuniscono, si emozionano e festeggiano insieme.
Del resto, come disse Pelè,  dirigente sportivo ed ex calciatore brasiliano Più difficile è la vittoria, più grande è la felicità nel vincere“.

Condivisione

È diffusa l’idea del videogiocatore giovane, rinchiuso nella sua cameretta, isolato, al buio che gioca con apatia e in modo distaccato dal mondo. Il videogioco con capacità di spegnere il cervello è, invece, uno dei tanti pregiudizi.

Infatti, il mondo videoludico, oltre a tutti i potenziamenti in termini cognitivi (attenzione, memoria, decision making, problem solving, flessibilità cognitive ecc…), porta con sé tutto un modo colorito di emozioni, in cui il videogiocatore ne sperimenta diverse, con la possibilità di mettere in pratica anche concetti di metacognizione, empatia e imparando anche nuove modalità di espressione e di gestione.
Esultare in “camera propria” non rende le emozioni meno intense, sincere o valide. Sia quando stiamo giocando e abbiamo vinto, siamo quando assistiamo ad una live di un torneo.

O vogliamo dire che, allo stesso modo, anche chi esulta di fronte alla tv di casa propria, perché il calciatore ha fatto goal, non stia provando emozioni vere?

Il “gioco da playstation” consente, inoltre, di essere collegati con persone che in quel momento non sono fisicamente con noi. Tutto ciò non ha meno valore della presenza fisica.
Certo, è diverso, ma non minore o inutile: semplicemente diverso.

Come del resto sono diverse le relazioni che coltiviamo giorno dopo giorno, come la didattica online è differente rispetto a quella standard, laurearsi online rispetto a laurearsi nella stanza con i professori, lavorare in smartworking e non in un ufficio o parlare al telefono col  proprio genitore invece di sedersi al tavolo insieme. La rabbia, lo stress, la gioia, la paura sono reali anche se non si vedono, anche se non le vedete in piazza.

Conclusioni

È chiaro che festeggiare una vincita, tutti insieme, per strada, come se nient’altro importasse, offre la possibilità di poter condividere quelle stesse emozioni che accomunano tutti i presenti. Questo non significa, però, che se non è possibile – come dovrebbe essere stato, visto il divieto di assembramento – allora le emozioni non sarebbero state vere e vissute fino in fondo e/o condivisibili in altro modo.

Sono personalmente convinta che l’intenzione del direttore non era quella di  denigrare i videogiochi: in realtà questa frase poco felice è semplicemente il frutto di una mentalità binaria che vede la presenza di passioni di serie A e di Serie B.

Per esprimere supporto ad un’idea non si deve necessariamente demolirne un’altra, le cose possono coesistere.

La passione per uno sport, qualsiasi esso sia, è mettersi in contatto con realtà per la creazione di qualcosa che va oltre di noi. 

È giocare per qualcosa di più grande.

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