La Critica videoludica italiana si sta autodistruggendo?

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Non è la prima volta che mi ritrovo a parlare di Critica videoludica su queste pagine. Il lancio disastroso di Cyberpunk 2077 aveva innescato un bel polverone mediatico e aveva alimentato un certo astio fra il pubblico e la stampa di settore, troppo indulgente col titolo. L’ecosistema giornalistico italiano è abbastanza frastagliato, con due portali principali a farla da padrone, qualche sito medio che riesce a ottenere buona visibilità e una maggioranza di canali minori che cercano di farsi largo in un panorama fin troppo affollato. C’è chi tenta strade alternative, cambiando totalmente approccio (eliminazione del voto numerico e cambio di paradigma per quanto riguarda recensioni e approfondimenti) e chi invece punta a preferire lo status quo. C’è chi ragiona con logiche aziendali, attente principalmente agli introiti e chi invece sulla vicinanza coi lettori, anche a costo di non avere una propria visione definita.

In questo articolo voglio fare un po’ d’ordine ponendomi, e ponendo a voi lettori, la domanda: “la critica si sta autodistruggendo?”

Critica

Cyberpunk 2077 è un ottimo esempio di come la critica, per far uscire le recensioni al day one, non abbia tenuto conto dello stato del gioco al lancio

Il trinomio caratteristico

Se volessimo fare una distinzione fra le tipologie di articoli che il giornalismo videoludico normalmente propone, potremmo dividere il tutto in anteprime, recensioni e approfondimenti.

Anteprima. È la presentazione dei contenuti di un’opera, prima della sua pubblicazione, magari con l’aggiunta di un responso su una prova giocata dal redattore. In essa non si possono dare giudizi definitivi ma solo illustrare l’opera per come è possibile usufruirne, con trailer, filmati di gameplay o prove pad alla mano. È possibile certamente fare supposizioni sul contenuto finale, sia ludico che narrativo e riflettere su ciò che si vorrebbe fosse introdotto dagli sviluppatori al momento del lancio. La sua utilità sta nell’illustrare il gioco al pubblico in modo che possa trarne le proprie valutazioni e decidere se acquistare il prodotto al day one o aspettare la recensione.

Recensione. L’obiettivo di una recensione è quello di fornire la valutazione critica sull’opera giocata. Questo significa che titolo deve essere provato per intero e deve essere sottoposto a un controllo meticoloso dei vari aspetti che lo compongono, in accordo con il modello di valutazione del recensore. Il pubblico in essa non trova una semplice descrizione dei contenuti (compito dell’anteprima) né consigli per gli acquisti, ma un giudizio attento e argomentato dell’opera. Il giudizio critico si riferisce solo e soltanto a ciò che è presente nell’opera e dalla quale scaturisce un “valore” determinato.

Approfondimento. In questa macro-categoria rientrano tutti quegli articoli, o video, che approfondiscono il discorso sull’opera non solo andando a sviscerarne parti di trama, di lore, di estetica, ma anche svolgendo riflessioni sull’importanza del titolo in ottica sociale, economica, politica, filosofica e psicologica. L’approfondimento non fornisce un giudizio critico ed è tendenzialmente prodotto dopo o molto dopo l’uscita di un gioco sul mercato. Si potrebbe dire che l’approfondimento è necessario per la corretta valutazione di un’opera, ma questo riguarda certamente più la recensione che l’approfondimento stesso.

E qui veniamo già alla prima considerazione da fare in merito alla strada che ha scelto di seguire parte della critica negli ultimi anni. La corsa alla recensione prima del day one per ottenere più interazione e visibilità ha certamente tolto la possibilità di eseguire prove approfondite e riflessioni attente prima di fornire un giudizio. Lo stesso fatto di non confrontarsi con il pubblico rende potenzialmente ciechi a molte considerazioni che potrebbero risultare rilevanti. In questo senso maggiori sono i punti di vista maggiore è la comprensione che possiamo avere di un’opera.

In più, è risultato ormai evidente che la maggior parte del pubblico legge solo una piccola parte del testo e, se si tratta di una recensione, corre direttamente al voto finale. Questo sta spingendo molti a rivedere la quantità di informazioni e di considerazioni da fornire in una recensione, o in un qualsiasi articolo. Sia in ottica SEO, sia in ottica di velocità di pubblicazione e sia, infine, per facilitare il lettore, la maggior parte degli articoli si rivelano essere news ribattute da siti esteri o articoli di “interesse” anche non coerenti con il focus del portale.

È in questo senso che dobbiamo leggere la scelta di un sito emergente di eliminare la recensione “lunga” per lasciare spazio a un testo breve con una descrizione rapida, con simboli informativi e senza voto. La parte di critica, in questo caso, verrebbe teoricamente coperta dagli approfondimenti.  È evidente però che in questo modo né la recensione, né l’approfondimento svolgono davvero il loro compito. La recensione viene relegata a essere di fatto un’anteprima (ma presentata come recensione) e gli approfondimenti potrebbero certo confluire in una recensione ma la probabilità è più quella di veder sfumare la vera “critica” in discorsi, anche interessanti, ma che mancano di giudizio.

Ho preso questo esempio per mostrare come, nonostante la suddivisione caratteristica possa sembrare antiquata, idealmente e filosoficamente ognuna di quelle tre categorie incarna un concetto diverso, tutti e tre validi ma diversi nelle finalità.

Ho trattato le tre tipologie in senso universale e concettuale, evitando discorsi nel merito che richiederebbero un altro tipo di spazio. Sempre seguendo questo modo, andiamo a parlare di un altro grande tema che sta trovando sempre più proseliti: l’eliminazione del voto numerico.

 

Il simbolo della critica

Fra le motivazione addotte per la rimozione del voto numerico dalle recensione c’è quella, già citata, che rivela che il pubblico non legge più il testo dell’articolo e si accapiglia sul voto. Ciò può essere certamente vero, ma il problema è di tipo “culturale”, sociale, al massimo, e non c’entra col senso ontologico di una recensione e del suo voto.  Un’altra motivazione è quella per la quale esistono criteri di retribuzione agli sviluppatori legati al voto preso nelle recensioni delle principali testate. Pratica aberrante, certo, ma che anche in questo caso non ha a che vedere col valore del voto in sé, ma su politiche aziendali sbagliate.

Senza addentrarci in questioni specifiche che richiederebbero altro spazio, voglio prendere le difese dell’utilizzo del voto numerico per almeno tre motivi.

È il simbolo della critica. Con questo voglio intendere che il fornire una valutazione numerica (ma varrebbe anche se fossero lettere o altro) è ciò che contraddistingue il critico da qualsiasi altro opinionista. Il critico ha il compito di fissare con un giudizio ciò che egli stesso reputa essere il valore di un’opera. Non c’è nulla di meglio di un voto per dare una valutazione.

Uniforma le differenze. Proprio come la moneta fa con le merci, il voto numerico è un’indicatore che mette in correlazione oggetti anche diversi (in questo caso generi di giochi) fornendo un comune parametro di valutazione. In questo senso è chiaro che ogni videogioco deve essere valutato come opera videoludica in sé, appartenente a un genere solo a posteriori e non in modo che questo lo faccia rientrare in un sistema di valutazione a se stante. Se così non fosse ogni gioco sarebbe perfetto rispetto a se stesso e valutabile solo rispetto a sé, mentre il voto permette di stabilire un confronto.

Definisce il valore del discorso. La cosa fondamentale che fa il voto è quella di definire la “portata”, il “valore” di ciò che viene espresso dai giudizi verbali o proposizionali. Se prendiamo il testo di una qualsiasi recensione ci accorgiamo che anche la più precisa, la più esaustiva non fornisce direttamente il valore delle proprie affermazioni. Dire “il comparto tecnico è di pregevole fattura, sia gli interni che gli esterni sono ricreati con una discreta cura. Giochi di luce si alternano a ombre complesse senza alcuna fatica nel passare dal giorno alla notte” ci fa avere solo l’idea che si sta dando un giudizio positivo ma che non possiamo quantificare. “Pregevole fattura”  da 7? da 8? da 9?. Il voto permette di quantificare un giudizio qualitativo.

È evidente che la parte più importante rimane il corpo del testo, il logos con cui vengono espressi i giudizi sull’opera, ma il voto è uno strumento importantissimo per il recensore come evidenziato dai tre concetti espressi. Eliminarlo per motivazioni che non fanno capo direttamente a esso è un’ammissione di colpa, o perché si ammette di non saperli dare o perché si ammette di non poter risolvere gli altri problemi e si cura un presunto sintomo, come se attaccassimo direttamente i videogiochi perché qualcuno compie azioni violente…

Anche nelle scuole si sente spesso parlare di eliminazione del voto numerico, quando il problema è la capacità degli insegnanti di valutare correttamente

Quis custodiet ipsos custodes?

Arriviamo quindi al nocciolo della questione: la Critica videoludica si sta autodistruggendo?

La mia risposta parte da più lontano. Io credo che in realtà una vera idea di Critica videoludica non ci sia mai stata in Italia. Basta fare il confronto con quella cinematografica per rendersi conto che nel bel paese non esistono scuole di critica videoludica né realmente manualistica. Anche se qualcosa in questo senso si sta muovendo, non sempre in una buona direzione. Chi ha iniziato a scrivere di videogiochi era ed è un appassionato con buone attitudini giornalistiche. Questo non significa che non ci siano buoni critici, anche perché non essendoci formazione accademica in merito nessuno può esserlo tramite attestato. Inoltre, credo che un buon critico lo si è in base ai contenuti e non solo dal nome. Tuttavia, ciò che voglio intendere è che non vi è mai stata una riflessione precisa e filosofica sul valore e sul concetto di critica e il discorso sul videogioco si è nel tempo strutturato intorno a quelle realtà che sono emerse rispetto alle altre.

Partendo da questo, se, come penso, fare Critica videoludica è una cosa importantissima, rimuovere il voto numerico, ridurre il contenuto delle recensioni e confondere fra loro analisi e critica rischia di rivelarsi un dissolvimento della critica stessa. Nonostante possa sembrare che si vada incontro al lettore, facilitandone la fruizione dei contenuti, in realtà si abbassa ancora di più il valore a ciò che si compie in quanto critici. Come ho già espresso in più occasioni il compito del critico è quello di alzare il livello qualitativo del discorso, non per formare un’ élite ma per includere il maggior numero possibile di persone alla ricerca della profondità, dei valori e dei significati dei videogiochi che chiamiamo opere d’arte e che ci emozionano ogni giorno.

Quindi sì, la risposta è affermativa. Credo che la direzione che si sta prendendo, e che all’estero già in parte si è presa, pur laddove vi siano nobili intenzioni, porti alla distruzione dell’importanza e del valore della Critica. Ed è una cosa che non possiamo permettere.

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